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Lettera al giovane Paolo

DI PAOLO NICOLAI

In partnership con The Owl Post

 

Caro Paolo,
non fare l’errore di credere che il Mondo che hai davanti agli occhi adesso resterà immutato a lungo, perché tutto cambia, e lo fa in tempi e in maniere che non è facile capire, o piegare al proprio desiderio.
Però tu non ti abbattere, perché potrai comunque metterci sempre del tuo nella creazione del futuro che vorrai.
Il punto di partenza rimarrà lo stesso, una regola di base per tutto quello che conta davvero, nella vita come nel gioco e, lo imparerai tra qualche annetto, anche nel lavoro: deve piacerti quello che stai facendo e non devi mai prenderti troppo sul serio.

Il beach è già diventato la tua grande aspirazione, e questo è certamente un bene. All'origine della forza mentale necessaria a raggiungere grandi traguardi c'è la passione pura. Senza quella resti ancorato lì dove sei, oppure, al massimo, fai qualche passetto indietro al comparire delle prime difficoltà.
Quindi ben venga questa sensazione che senti bruciare dentro, ben venga la voglia di eccellere e di primeggiare: non sei il solo ad averla, è nel dna di tutti coloro che fanno sport.
Non fare l’errore, però, di confondere un buon risultato con un successo, perché non sono la stessa cosa. Ottenere un buon risultato significa aver sconfitto gli avversari, aver raggiunto un traguardo oppure aver fatto dei passi in avanti per avvicinarsi ad esso.
Ma potrai prendere un buon risultato e definirlo anche un successo quando ti sarai divertito durante il tragitto o quando avrai colto le occasioni di imparare qualcosa che la strada ti ha offerto mentre la percorrevi.

 

A volte sbaglierai.
Confonderai le due cose ed inizierai a rapportarti solo con le aspettative che gli altri hanno su di te, dimenticandoti delle tue.
Succederà.
Succederà di vivere qualche giorno come in una di quelle palle di vetro che si regalano a Natale, che se le scuoti sembra che ci nevichi dentro, solo che al posto della neve ci saranno coriandoli fatti con opinioni scritte dagli altri.
Prendi un martello, rompi il vetro ed esci.
La tua vita ti aspetta lì fuori e credimi, credimi davvero, non perderai nulla di quello che stai provando a costruire.

A quel punto ti troverai sul palcoscenico e all’inizio ti sentirai come se fossi nudo.
I giudizi degli altri fanno cadere un velo sulle persone e se questo, da un lato, impedisce loro di mostrarsi per davvero, dall’altro le protegge dal sentirsi troppo vulnerabili. Finché il tuo pensiero agirà in relazione a quello che pensano gli altri, avrai paura delle responsabilità, e finirai col nasconderti.
E nascondersi è facile.
Ma quando avrai capito come liberarti dei giudizi inutili scoprirai che prendere responsabilità e sbagliare è di gran lunga preferibile al non agire.
Se posso darti un consiglio, Paolo, quando farai i tuoi primi tornei importanti e verrai eliminato presto, tu resta lì. Resta lì e vai a vedere come i grandi del tuo sport affrontano le finali, le giocate decisive, il pubblico rumoroso.
Goditi la pienezza dei loro gesti davanti ai traguardi importanti e paragonala alle tue insicurezze, che provi anche di fronte a 5 spettatori o poco più.
Impara da loro e un giorno sarai pronto ad essere sempre al centro dell’azione.

 

Essere sempre al centro dell’azione, questa è la cosa che più di ogni altra ti affascinerà del beach. Essere responsabile, in due, insieme al tuo compagno, di tutto quello che succede in campo.
Non avrai mai modo di nasconderti.

Non potrai permetterti un giro a vuoto o un'azione in cui "ci pensano gli altri".
La palla, la giocata, passeranno dalle tue dita.
Ogni singola volta.
Questo ti obbligherà ad avere un'attitudine ben precisa: quella di cercare di metterti sempre nelle condizioni di dare il massimo.

Anche nel dettaglio più piccolo.
Anche nel momento di difficoltà.
Anche dopo un errore.
Ma tu non ti scoraggiare perché sono proprio gli errori a darti la possibilità di migliorare. E per ottenere l'equilibrio giusto starà a te trovare la formula perfetta.

 

Per anni ti chiederai, perché lo so che sei sempre desideroso di definire tutte le cose, se il tuo è uno sport individuale o di squadra.
Poi, crescendo, capirai che è entrambe le cose.
Entrambe perché ogni individuo ha il dovere di cercare di diventare migliore tutti i giorni. Però tra tutto il lavoro individuale delle persone c'è un moltiplicatore comune, e questo è l’obiettivo.

Avere un obiettivo comune, un obiettivo forte, permette al lavoro di tutta la squadra di venire moltiplicato andando a creare qualcosa di più grande di quello che potrebbe essere la semplice somma di tanti piccoli fattori.

Infine, crescendo un altro po’, capirai anche che l’obiettivo non riguarda un risultato da raggiungere sul campo ma un insieme di cose da diventare fuori dal campo.
Ogni stagione, ogni torneo, ogni match, prima o poi si esaurisce.
Il tuo percorso invece no.

Lavorare per obiettivi, questo sì, ma ti consiglio di imparare presto a scegliere gli obiettivi giusti.

 

Così si creerà una certa abitudine nell'affrontare le cose e non nello scansarle. L'abitudine ad affrontare le cose inizialmente sarà spaventosa, soltanto dopo capirai che va vissuta come una sfida e che ogni sfida ti può dare qualcosa comunque vada. Confrontarsi con gli altri è un’opportunità e non un pericolo.
Ciò che davvero conta è la quantità di cose che sei in grado di imparare da essa, sia in caso di vittoria che in caso di sconfitta.
Mettersi in gioco può voler dire due cose: o accettare di far parte di una prova e viverla, dunque, come qualcosa di stimolante, o lasciare che questa ti possa frenare, che possa essere vista come un problema o un pericolo.
E quindi il modo migliore è accettare la situazione.
Dovrai imparare a viverla come un'occasione.

 

Dal momento esatto in cui ti metterai in gioco potrai vincere o perdere, però non sarà questo quel che verrà valutato alla fine.
Cadere e rialzarsi è parte del processo.
Ciò che farà di te un vincente o un perdente non è questo.

Devi sapere che tutte le difficoltà che incontrerai nel percorso potranno essere superate, che dovrai mettercela tutta per superarle, ma anche che puoi creare all'interno qualcosa d'importante, a prescindere dal fatto che tu riesca oppure no a raggiungere il tuo scopo sportivo.

 

Tutto questo percorso, Paolo, ti darà grandi soddisfazioni.
Ma ti porterà anche a dubitare spesso di quello che stai facendo.
Per sopravvivere dovrai imparare a credere nel gioco, che è una bestia rara e per quanto ti sforzerai di allenarti per quello che troverai in campo, lei saprà sempre sorprenderti. Devi imparare a giocare brutto, e a giocare brutto lo impari solo giocando tante partite, in diverse situazioni, competendo a viso aperto.

Sappi, oltre a questo, che arriveranno anche giorni duri, in cui ti farai prendere dallo sconforto e la tua visione periferica si restringerà fino a diventare solo un cannocchiale lungo e mal illuminato. Succederà quando permetterai ai risultati di definirti.
Farai un’Olimpiade e andrà così così, ne farai una seconda e andrà benissimo.

Vincerai una medaglia e al tuo ritorno alcuni ti considereranno come un uomo che vale di più di quello che valeva 4 anni prima.

Non lasciarglielo fare.
La persona che sarai diventato lo eri già anche prima.
E lo sei anche adesso.
Perché i valori importanti li hai già tatuati dentro, verranno soltanto moltiplicati per il tempo che deciderai di investire nella cosa che ami.

 

E credimi, Paolo, non sarà di certo poco.

 

Divertiti
Io ti aspetto qui